POSTPOP    © 2018        

  • Giorgia Cervantes

Così sbagliò Zarathustra: Nietzsche e la regola d’oro

#Nietzsche e la regola d'oro. Rileggere oggi lo #Zarathustra del #filosofo tedesco, "un libro per tutti e per nessuno".


Una volta superato il primo ostacolo (come pronunciare il nome Nietzsche)

sfogliando le pagine sul cammino di Zarathustra, due sono le possibili reazioni: perdersi nel labirinto di avverbi e astrusi vocaboli, o lasciarsi travolgere dal fiume di parole che hanno ispirato, spronato, elevato migliaia di lettori prima di oggi.

Per I coraggiosi avventurieri che decidono di superare la terza pagina, Cosi parlò Zarathustra è una delle lettura che smuovono qualcosa dentro. Risveglia parti dell’inconscio che non si sapeva neanche di possedere.


Mentre si accompagna il “saggio” Zarathustra nelle peregrinazioni per tornare alla sua caverna, o per abbandonarla alla ricerca del superuomo, e banchettando con I suoi nuovi amici, le lezioni che possiamo apprendere su noi stessi sono molteplici.

Nella sua maggiore opera, Nietzsche afferma che non possiamo pensare che l’evoluzione umana sia finita. Partendo da questo principio, si domanda come potrebbero le generazioni future essere superiori a ciò che siamo oggi. Il protagonista del suo libro, Zarathustra, insiste nello speculare sulle caratteristiche del superuomo, concentrandosi su una superiorità psicologica piuttosto che fisica o scientifica.


Secondo il filosofo tedesco, il superuomo è colui che si innalza al di sopra delle circostanze pronto ad accettare qualunque situazione la vita gli presenti, questo rappresenta l’unico modo per diventare ciò che veramente siamo; per farlo si ispira a dei modelli, personaggi conosciuti, primo tra tanti Von Goethe, autore del Faust, ma anche Napoleone, Giulio Cesare e Voltaire.


Il superuomo per Nietzsche ha delle meravigliose e a volte inaspettate caratteristiche: la capacità di creare i propri valori, una mente indipendente che non segue i gusti delle masse, un egoismo strategico, senza risentimenti per il successo altrui e in grado di accettare il dolore come una componente necessaria delle cose buone. Una delle doti più peculiari del superuomo è il capire di essere difficile da capire, e per questo spesso preferisce la solitudine. Forse la più utile delle qualità è l’interesse nelle applicazioni pratiche della cultura per elevare la mentalità della società, che e un po’ quello che ci spinge a studiare all’università.

La qualità che pero Nietzsche non cita nel delineare l’identikit del superuomo è, semplicemente, bontà.


La bontà agli occhi di Zarathustra e vista come debolezza, come oscuratrice di verità. La compassione e la sua ultima colpa, ed e per questo che spesso il superuomo e solo. Forse Nietzsche cosi accecato dall’odio per le religioni (che effettivamente in quel periodo avevano sedato menti più dello Xanax oggi) tende ad associare la compassione a quella cristiana, che supera ogni ragionevolezza, (quella del porgi l’altra guancia per capirci). Se vogliamo analizzare pero la compassione come regola d’oro, comune alle religioni più diffuse in questo pianeta, la chiave cambia: tratta il prossimo tuo come te stesso. Questa, cari lettori, e l’unica religione che valga la pena venerare. Ogni sorta di felicita e nulla se non condivisa, ogni atto di bontà senza aspettarsi nulla in cambio ci arricchisce più di qualsiasi lettura, meditazione, lezione.


Quindi imparate da Zarathustra, ma non dimenticate che dal 1883 ci siamo già evoluti, eccome. Utilizzate la regola d’oro per implementare il significato di Nietzsche che, di fatto, mori solo triste e pazzo all’età di 56 anni.

Conoscetevi, distinguetevi, elevatevi, ma non dimenticate gli altri. Cosi sarete superuomini.


Articolo uscito per la prima volta su: http://www.360giornaleluiss.it/cosi-sbaglio-zarathustra/


Questo è un video per approfondire l'argomento: